.
Annunci online

"Flop" visto da destra

Luca Maurelli sul "Secolo d'Italia" scrive di "Flop" e racconta il dibattito di martedì sera a Roma, ospitato da "Reti"

Palazzo Grazioli, ora di cena, fa caldo, sulla terrazza che dà su piazza Venezia c’è una saletta affollata dove si discute animatamente di politica con la P maiuscola. Silvio non c’è, forse sta al piano di sotto, magari in infradito a rilassarsi un po', ignaro di quella seduta di psicoanalisi di gruppo di autorevoli esponenti del Pd che si svolge a pochi metri da lui. Non c’è, ma è come se fosse lì, col suo sorrisone beffardo ad osservare quei signori che discutono di come arginarlo, bloccarlo, eliminarlo. Il dibattito vola alto sulle leadership passate e future del Pd, sui progetti che mancano, il carisma, la forza, le traversate nel deserto e le armi da mettere in campo contro lo strapotere del Cavaliere. Il tarlo è la leadership, l’angelo vendicatore da opporre a Berlusconi. Serracchiani, Renzi, il vecchio D’Alema, lo sconfitto Soru, ma spuntano anche i nomi di Gianfranco Fini e di Renata Polverini, che sorride in sala. «È lei l’unica leader, Renata!», esplode Claudio Velardi all’apice di un delirio di provocazioni e masochismo sulla sinistra e sui suoi errori passati e recenti. Ci manca poco che seguano 92 minuti di applausi da corazzata Potëmkin. Ma la soluzione politica, dopo due ore di discussione, fatica ad emergere. E in terrazza incombe il prosecco. Solo più tardi, davanti a un asado argentino e dopo un paio di birre, una giovane dirigente del Partito democratico, sfiancata da un dibattito bello e impossibile, come tutte le cose della sinistra, confesserà che in fin dei conti sono in tanti a sperare che Silvio ci lasci presto serenamente, perché grosse idee alternative, al momento, non se ne vedono.

Martedì sera, nella sede di "Reti", a Palazzo Grazioli, l’ex spin doctor di Massimo D’Alema e attuale assessore al Turismo della Regione Campania, Claudio Velardi, ha riunito un po’ di Pd sparso, dal consigliere regionale sardo Marco Meloni, all’ex presidente Renato Soru, al giornalista Alberto Vianello, con Giuseppe Salvaggiulo, autore del libro "Flop" (AlibertiCastelvecchi, pp 223, euro 13,90) dedicato al prematuro fallimento del progetto dei Democrat. Ma ci sono anche tanti dirigenti locali del Pd e, soprattutto, una donna molto stimata dagli avversari, quella Renata Polverini che col suo sindacato, l’Ugl, ha sfidato i conservatorismi dei sindacati di sinistra. È lei a chiudere il dibattito, quasi esclusivamente incentrato sulla mancanza di leadership del Pd: «Io mi sono fatta il mazzo, dice, per arrivare in cima al mio sindacato, perché la leadership la si crea e la si difende, nessuno te la consegna. E per comandare e guidare, un partito come un sindacato, bisogna avere le idee chiare e la capacità di far lavorare gli altri, anche con durezza».

A moderare il dibattito c’è Angelo Mellone, giornalista e intellettuale vicino alla destra, l’unico a non sparare a palle incatenate sul Pd. Questione di stile, ma anche di sostanza politica: «Ma vi rendete conto che se il progetto del Pd fallisse l’Italia si troverebbe di fronte a un vuoto politico che finirebbe per essere colmato dai Di Pietro, dagli estremismi, da un’opposizione fatta solo di antagonismo?». Ma il problema, oggi, è che nel Partito democratico non c’è ormai nessuno disposto a parlarne bene, né di Veltroni, tantomeno di Franceschini, perché come sottolinea Velardi «non si capisce cos’è, che vuole», perché tanti dirigenti del Pd sono ancora comunisti, «come Bersani, che a tutti gli effetti è il Ferrini di Quelli della Notte», perché non se lo tolgono il vizio del giustizialismo.

Velardi quasi annuncia querela perché l’autore del libro ha affiancato la sigla Pd, tra parentesi, al suo nome. «L’unico partito serio cui sono stato iscritto era il Pci!», s’incazza. Forse non ha tutti i torti a prendere le distanze, Velardi, se si pensa che Renato Soru uno che dopo la sconfitta in Sardegna ha quasi abbandonato l’Unità al suo destino oggi cerca di spiegare lo strapotere berlusconiano con la solita solfa della disparità dei mezzi d’informazione. Sembra la rappresentazione presepiale del quadro confuso e anacronistico descritto nel libro di Salvaggiulo, secondo cui finora il Pd «è stata una fantasmagorica, straordinaria palestra di retorica attorno al riformismo». E l’aver scelto Franceschini per colmare il vuoto (che l’autore considera davvero un vuoto) di Veltroni, «è stato come chiamare un Beniamino Vignola, quello che ogni tanto giocava nella Juve al posto di Platini ma di cui nessuno si è mai sognato di indossare la maglia per giocare a calcetto con gli amici».

pubblicato da giuseppesalvaggiulo il 21/5/2009 alle 18:59
permalink      Versione per la stampastampa      Leggi i commenti e commenta questo post commenti (0)
del.icio.us   technorati   oknotizie  facebook
tags: renato soru renata polverini claudio velardi angelo mellone marco meloni
Sfoglia aprile        giugno
Il libro
Flop. Breve ma veridica storia del partito democratico
di Giuseppe Salvaggiulo

Un appassionato e amaro racconto di errori, di occasioni mancate, di false partenze che hanno caratterizzato la parabola e la crisi politica del partito.

Blog letto1 volte

Feed RSS di questo blog Feed ATOM di questo blog


Ultimi commenti
7/10/2009 7:29:01 PM
Pure - gira voce che a luglio ci sarà un incontro con l'autore nella terra natia. C'è qualcosa di vero?
7/3/2009 10:30:29 AM
Scusate il ritardo - ho scritto dei complimenti su blogosfera ma sono un po imbranato con internet mi piace di più la ...
6/29/2009 6:16:07 PM
Pure - Hai presentato il libro a Torino,a Roma e a Pavia.Hai diemnticato le tue origini meridionali,in ...
6/17/2009 11:39:14 AM
Flop all'asta - "Luogo in cui si trova l'oggetto: CASORIA, Italia"!!!!!! La teoria del complotto prende forma ...
6/16/2009 1:17:40 PM
Vedi alla voce Debora - Della serracchiani si parla molto, però. é un personaggio nuovo che si è imposto nel dibattito
Cerca
Calendario