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Giuseppe Salvaggiulo, classe '76, giornalista de La Stampa, ripercorre la disastrosa china del PD: dallo slogan-parodia della campagna elettorale di Walter Veltroni 'Si può fare' al mesto attacco del suo discorso di dimissioni 'Non ce l'ho fatta. Chiedo scusa'.
Ma non ce n'è solo per Veltroni: Salvaggiulo coinvolge l'intero Stato Maggiore, un gruppo di colonnelli arroccati sulle proprie posizioni e impegnati a farsi la guerra.
Ma l'autore non vuole rottamare la sinistra fallimentare e fallita, ma proporre "FLOP" come manifesto dei giovani che vogliono mandare a casa i colonnelli, togliere il testimone di mano ai soliti nomi e alle solite facce.

pubblicato da giuseppesalvaggiulo il 6/5/2009 alle 18:39
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Polisblog

Marco Paganini, Polisblog, 2 maggio 2009

Il Partito democratico, da chiunque sia guidato, deve operare scelte precise. Mettere in conto anche attriti e conflitti, ma non cullare l’illusione di potersi presentare davanti agli elettori con messaggi generici e astuzie da quattro soldi. C’è bisogno di un’operazione verità che potrà anche essere dolorosa, e potrebbe perfino mettere a repentaglio l’esistenza stessa del Pd. Ma senza queste verità resterebbe soltanto il catalogo impietoso raccolto in questo libro, il repertorio delle scelte mancate.

Questo contributo del giornalista Edmondo Berselli chiarisce abbastanza bene, se ve ne fosse bisogno, il contenuto e l’impostazione di Flop. Breve ma veridica storia del partito democratico, scritto da Giuseppe Salvaggiulo e pubblicato da Aliberti Castelvecchi. Non certo un gesto di cortesia verso il Pd a un mese dall’Election day di giugno, ma comunque un contributo alla discussione sul futuro - non molto roseo a quanto sembra - del nuovo partito del centrosinistra.

Salvaggiulo, giornalista della Stampa, mette in luce una accurata radiografia del Partito democratico, concludendo la sua analisi con una sentenza piuttosto definitiva: il progetto del partito nuovo che avrebbe dovuto cambiare radicalmente la politica è miseramente fallito, a causa del mancato ricambio di leader e dirigenti e dell’assenza di prospettiva per le voci nuove hanno fatto risaltare ancora di più un clima interno torvo e velenoso. Il vivace dibattito dei cittadini e degli iscritti sul web è rimasto del tutto inascoltato. Lo Statuto del Partito democratico conta 11.225 parole, settecento più della Costituzione italiana. Sono state prodotte migliaia di pagine di documenti, programmi, statuti, manifesti, codici, regolamenti, carte dei valori e della cittadinanza alternativamente inutili o inapplicati. Una sovrastruttura normativa per coprire un vuoto di identità.

Il volume, una specie di libro nero del Pd, non chiude però del tutto le porte alla speranza, ospitando sei dichiarazioni di intenti, appositamente scritte da Matteo Renzi, Debora Serracchiani, Giuliano Da Empoli, Giuseppe Civatti, Sergio Blasi e Arturo Scotto, quasi a voler dimostrare che ancora non tutto è perduto. Forse.

pubblicato da giuseppesalvaggiulo il 2/5/2009 alle 16:35
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parola di jena

Riccardo Barenghi, La Stampa, 1 maggio 2009

Il titolo è efficace, il libro pure. "Flop, breve ma veridica storia del Partito democratico" (Aliberti Castelvecchi, pp. 229, 13,90 euro) è scritto da Giuseppe Salvaggiulo, giornalista della Stampa, e racconta tutto quello che avreste voluto sapere sul Pd. Con una tesi molto radicale, diciamo anche definitiva: il progetto del partito nuovo, quello veltroniano, a vocazione maggioritaria, quello che avrebbe dovuto cambiare la politica, è miseramente fallito. Tesi che nasce dal susseguirsi dei fatti che abbiamo seguito giorno per giorno, ma che rimessi in fila, raccontati bene e conditi da una serie di episodi, metafore, culturali, musicali, cinematografiche, caratteriali, sportive danno l'idea di come sia stata sprecata un'occasione, forse storica.
La prefazione di Edmondo Berselli, editorialista di Repubblica e dell'Espresso, uno che certo non è mai stato contrario al Pd ma anzi ne è stato uno dei principali sponsor culturali e politici, dice tutto: «Se vorrà tornare a essere credibile, Il Partito democratico, da chiunque sia guidato, deve operare scelte precise. Mettere in conto anche attriti e conflitti, ma non cullare l'illusione di potersi presentare davanti agli elettori con messaggi generici e astuzie da quattro soldi (il "ma anche", per intenderci). In sostanza - chiosa Berselli - c'è bisogno di un'operazione verità che potrà anche essere dolorosa, e potrebbe perfino mettere a repentaglio l'esistenza stessa del Pd. Ma senza queste verità resterebbe soltanto il catalogo impietoso raccolto in questo libro, il repertorio delle scelte mancate. L'immagine incombente del medico pietoso che fa la piaga cancrenosa».
Un'immagine che ritroviamo in ogni pagina di Salvaggiulo, dall'«insostenibile leggerezza di Walter» al «tanto tuonò che Franceschini», dall'infinito duello tra D'Alema e Veltroni, all'impossibilità di tenere insieme un partito-sommatoria di tante idee diverse e spesso contrapposte, una su tutte: la laicità e i temi etici. Ma la citazione forse più azzeccata di quello che è Veltroni, e dunque di quello che è (è stato?) il Pd, la troviamo in una frase di Marco Revelli riportata nel libro: «Veltroni è l'opposto del dottor House. Il dottor House è il professionista che usa il proprio cattivo carattere per fare il bene. La sua diagnostica è basata sulla ricerca delle verità, anche le più scomode, sul rifiuto dell'ipocrisia, della verità tranquillizzante. Il male va guardato in faccia per essere curato. Viceversa, Veltroni fa il buono per convivere con il male. La sua diagnostica è basata sul racconto edificante del reale, in cui persino il negativo compare per rendere più fulgido il positivo. In cui anche la disgregazione sociale è in funzione dell'ostentazione dei buoni sentimenti».
La morale della favola (chiamiamola favola...) la spiega Berselli: «Il rischio è quello di rivelarsi un partito né grande né piccolo, incapace di competere per il governo, diventando una minoranza permanente nel sistema politico italiano». A meno che - l'ultima speranza - non scendano in campo i cosiddetti giovani. Salvaggiulo infatti, dopo aver demolito il Pd, affida il futuro a sei dichiarazioni di intenti, scritte ad hoc da Matteo Renzi, Debora Serracchiani, Giuliano Da Empoli, Giuseppe Civatti, Sergio Blasi, Arturo Scotto. Forse, chissà, salveranno questo partito, altrimenti resterà solo l'epitaffio di Guido Ceronetti del 2007: «Ha la consistenza di un enorme vento di chiacchiere».
pubblicato da giuseppesalvaggiulo il 1/5/2009 alle 21:9
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Il libro
Flop. Breve ma veridica storia del partito democratico
di Giuseppe Salvaggiulo

Un appassionato e amaro racconto di errori, di occasioni mancate, di false partenze che hanno caratterizzato la parabola e la crisi politica del partito.

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Vedi alla voce Debora - Della serracchiani si parla molto, però. é un personaggio nuovo che si è imposto nel dibattito
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